Anybody there? a (summarized) thought worthy of an English translation

Never silence. We always have some noise in the back, as a soundtrack of our lives costantly in motion . The TV is on, the radio blasted, someone on the cell to talk to, an email parked in the blackberry to check. We’re never still. We work, we go shopping, we go to the gym, running, we clean, we go out. But we never stop, for real. If we do, we’d start listening to the silence and a second after, more in depth, to that little voice within always saying the truth, normally unveiling what we should do, change, or shouldn’t do, nor change. That’s scarry, too noisy as a sound. Definitely inconvenient, hence, it’s better always doing something, never being still, or even worse in silence. I’ve got friends that never stop. Read the rest of this entry »

Ehi c’è nessuno?

“Non c’è silenzio. Non nella mia mente. Le idee fanno rumore, i pensieri risuonano, ma è il tuo ricordo l’eco più assordante. E ché suono vada a coprire altro suono, anche la mia vita ha bisogno di un sottofondo, una tv che parla inascoltata, una radio che suona parole che non conosco, anche solo un rumore di fondo. Ma non il silenzio”.  ( Rumore di fondo « Demone’s Blog) .Mi aggiravo per i vari blog, che sembrano essere infinti e sono incappato in queste righe che mi hanno fatto pensare.

Il silenzio fa paura, stare fermi senza muoversi può risultare inquietante, perchè costretti a pensare, riflettere, ascoltare davvero. Allora è più conveniente muoversi, con un rumore di sottofondo sempre pronto a coprire, mai a scoprire, perchè così si pensa di vivere più facilmente. La furbizia, l’arte di sopravvivere al meglio nel breve termine, magari a spese degli altri, o più semplicemente di se stessi,  spesso ha la meglio sull’ intelligenza, il dono di costruirsi nel lungo termine una visione, un progetto di vita, scandito da tappe e traguardi che di volta in volta aprono nuovi orizzonti. E questo è sicuramente più difficile da mettere in pratica.

Ho alcuni amici, più o meno stretti, che non riescono mai a fermarsi. Read the rest of this entry »

my last August night on a weekend of April

Last time we were lying naked in bed, with no sheets on us, nor with any further hope,  we had just finished crying and throwing at each other’s too far away world by then, every single damn accusation of resentment, neglect and incomprehension that in a few hours would have yielded to a one way bus ticket back to New York, separating us ever since. Within that one long, last hug of tacit armistice of emotional exhaustion and aware surrendering, we poured our few remaining tears on each other’s skin, as to share, in silence, at least one last thing at the end of that unbearable humid August night in Washington D.C., in her sublet apartment on the 2nd  floor of a luxury apt building on Mass Avenue.

Months later, several dates later,  sometimes I feel, not in love, but objectively sorry for a story that could have worked out with enthusiasm and fun. Perhaps, I still have to realize that sometimes I simply can’t control all the variables. 

Her pillow was stained with mascara.

Appunti sparsi su “Novecento” che poi per me sono i motivi per scendere dalla nave.

 “A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù come sassi. nel silenzio più assoluto, con tutto immobile  intorno, non una mosca che vola e loro, fran. Non c’è una ragione. Perchè proprio quell’istante. Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante e quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, ok, allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo il 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto.Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: ” A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco” . A. Baricco

Io invece ci sono rimasto troppo bene.  D’improvviso  tra sette giorni scenderò di nuovo a New York. Non dalla scaletta, ma dal cielo, Read the rest of this entry »